PREVENZIONE E TRATTAMENTO DEI DISTURBI DI MEMORIA E COGNITIVI IN GENERALE

Pubblicato da il 11 febbraio, 2015 in NEWS | 0 commenti

“La nostra memoria è la nostra vita… l’insieme di informazioni e di ricordi che danno continuità alla nostra persona”
La memoria è funzione fondamentale del nostro corpo, poiché consente di apprendere e ricordare stimoli ed informazioni durante le personali esperienze di ogni giorno, dove azioni e comportamenti hanno bisogno di questa importantissima attività mentale. Il processo di memorizzazione consiste in tre distinti momenti: 1. lo stimolo ricevuto viene appreso attraverso l’attenzione e codificato in base a schemi preesistenti 2. L’informazione appresa si stabilizza nelle aree cerebrali della memoria, dove il ricordo rimane per un periodo di tempo. 3. L’informazione viene poi recuperata se richiamata o riconosciuta.
Quando si presentano difficoltà durante questo processo di memorizzazione avviene la cosiddetta “dimenticanza”, ovvero un disturbo della memoria, che consiste in difficoltà nel ricordare le cose, i nomi, gli appuntamenti, ecc.., interferendo nello svolgimento delle abituali attività quotidiane. Ciò può essere dovuto ad un invecchiamento fisiologico, cioè ad un calo naturale della memoria, che, come altre funzioni cognitive, diviene meno efficiente con l’avanzare degli anni. Altresì, quando tale disturbo progredisce più velocemente, è dovuto ad un invecchiamento patologico, che consiste in un disturbo cognitivo che nel tempo può svilupparsi in una demenza. Esiste infatti il cosiddetto declino cognitivo lieve (MCI), ovvero un quadro cognitivo compreso tra l’invecchiamento normale e la demenza. Si parla di MCI quando l’efficienza cognitiva non è adeguata all’età del soggetto, pertanto non rappresenta un normale invecchiamento fisiologico, ma al contempo non provoca alterazioni comportamentali gravi da limitare la persona nello svolgimento delle usuali attività quotidiane. In altri casi le difficoltà di memoria si manifestano a seguito di fattori di ordine emotivo, quali ad esempio ansia, situazioni stressanti, calo dell’umore.

Per ciò che concerne la demenza invece, in base ai criteri diagnostici dei sistemi nosografici internazionali più utilizzati, DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual 4th edition) e ICD-10 (International Classification of Diseases, 10th edition), essa consiste in deficit cognitivi, di cui uno colpisce la memoria e almeno un altro interessa afasia, aprassia, agnosia, o disturbo delle funzioni esecutive, con una significativa interferenza sulla vita quotidiana dell’individuo.
Ad oggi di notevole importanza è l’attività di prevenzione, a partire da una diagnosi precoce che consenta di definire ed attuare gli interventi opportuni di fronte a tali quadri di funzionamento, con la finalità di stabilizzare il quadro clinico e promuovere i fattori protettivi (attraverso l’utilizzo di comportamenti ed attività volte a favorire l’attività mentale oltre al benessere psico-fisico, ad essa connesso) evitando quelli di rischio (ovvero un peggioramento delle funzioni cognitive e dell’assetto psico-comportamentale che può prevedere atteggiamenti di particolare agitazione, irrequietezza, irritabilità).
Più specificatamente una DIAGNOSI PRECOCE consiste in un’indagine dei sintomi presentati al fine del corretto inquadramento clinico. Essa si basa su un attento colloquio clinico-anamnestico accompagnato da una approfondita valutazione neuropsicologica, che consta di test perlopiù carta e matita atti ad esplorare le funzioni cognitive del soggetto, quali memoria, attenzione, linguaggio, funzioni esecutive, ragionamento logico, prassie, gnosie, abilità visuo-spaziali e che permette di ottenere risultati obiettivi sull’efficienza del loro funzionamento, rispetto a cui potranno essere attivati gli opportuni interventi.
Tra questi, oltre alle terapie farmacologiche da seguire nei casi di una significativa necessità di stabilizzazione del quadro clinico caratteristico della patologia riscontrata, e ai percorsi psicoterapeutici da intraprendersi nel caso di disturbi cognitivi legati a fattori emotivi, particolare rilevanza assumono gli esercizi di stimolazione cognitiva, che consistono nell’allenamento di strategie cognitive volto a rafforzare e/o migliorare le relative abilità; essi si rivolgono a persone che presentano forme lievi o moderate di declino cognitivo. Il corso dell’ormai noto Memory Training fa parte di questo tipo di stimolazione e, attraverso appropriati esercizi sulle funzioni mentali che interessano il processo di memorizzazione, costituisce una vera e propria attività di prevenzione della demenza e/o di contenimento dei disturbi cognitivi manifestati.
Anche altre attività, come quelle ricreative e orientate a mantenere una attiva vita sociale contribuiscono ad affrontare più efficacemente le esperienze quotidiane in cui sono coinvolte le attività mentali, pertanto è opportuno tenerle sempre in considerazione.
Nel caso in cui alla valutazione neuropsicologica emergano significativi deficit di tipo cognitivo lo specialista esaminatore, ovvero un professionista psicologo con esperienza in neuropsicologia, indicherà una visita di tipo neurologico per approfondimenti diagnostici, atti ad indagare eventuale presenza di alterazioni strutturali e funzionali delle aree cerebrali. In tal caso sarà opportuno eseguire nel tempo valutazioni neuropsicologiche di follow-up delle funzioni cognitive.
Ad ogni modo è indicato, proprio ai fini di una diagnosi precoce, effettuare una visita specialistica sulle funzioni cognitive allorché si avvertono difficoltà di memoria, attenzione/concentrazione, di pianificazione, di orientamento, insomma a carico delle funzioni mentali che interferiscono con il normale svolgimento delle usuali attività quotidiane.
IL RUOLO DELLA STIMOLAZIONE COGNITIVA SUGLI ASPETTI EMOTIVI DEL DECLINO COGNITIVO
La cosiddetta “dimenticanza” e la presa di consapevolezza che le proprie funzioni cognitive man mano perdono la loro efficienza (difficoltà a ricordare dove mettiamo gli oggetti, le chiavi di casa, numeri di telefono, appuntamenti e impegni importanti; calo di attenzione, difficoltà di concentrazione e di pianificazione nelle consuete attività di ogni giorno, ecc..) possono innescare vissuti di disagio, con diminuita autostima, senso di frustrazione e impotenza, con conseguente ripercussione sull’immagine di sé. Talvolta questi vissuti interferiscono nelle relazioni con gli altri, soprattutto con i familiari e causano difficoltà nell’espletamento dell’attività lavorativa. In queste situazioni assume notevole importanza l’intraprendere percorsi di stimolazione cognitiva che consentono di apprendere strategie facilitanti l’attenzione e la memorizzazione attraverso appropriati esercizi mentali. L’utilizzo e l’applicazione di tali strategie cognitive nelle abituali attività quotidiane agevola il ripristino di un maggior equilibrio emotivo, aumentando il proprio di senso di stima ed efficienza personale. Da qui l’importanza di rivolgersi a specialisti in grado di offrire questo tipo di supporto e attività, sia in un contesto individuale che di gruppo. Il percorso che solitamente viene rivolto al singolo individuo prevede attività specifiche per i casi di significativo deterioramento cognitivo. Mentre quello che si rivolge a gruppi di persone è spesso strutturato ed organizzato per soggetti che non presentano quadri di demenza o disturbi cognitivi di una certa gravità e promuove la condivisione delle proprie esperienze mediante la relazione con gli altri, migliorando altresì il tono dell’umore. “IL MEMORY TRAINING” rappresenta un percorso di stimolazione cognitiva di quest’ultima tipologia.
Per approfondimenti sul MEMORY TRAINING si rimanda alla sezione del sito PROGETTI SPECIALI.

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